Non riesco a capire con certezza cosa fosse. Ma tutto fa
pensare a una vecchia taverna di posta.
Siamo a taglio di strada, lungo quella che un tempo era una
via di transito importante tra la Valle del Sele e l'entroterra. La grossa
porta centrale con l'arco a tutto sesto è tipica delle taverne del
'700/'800: abbastanza grande da far passare animali, carri e merci. Sotto
l'arco si entrava nella stalla-deposito, sopra c'era la locanda per i
viandanti.
Altri dicono Casino di Caccia. E ha senso: siamo
nella zona delle riserve di caccia borboniche del Sele, a due passi dalla Real
Casina di Caccia di Persano voluta da Carlo di Borbone nel 1752. Il termine
"Casino" non significa casinò, significa "residenza
signorile rustica per la caccia". Tanti di questi casini sono oggi
ruderi avvolti dalla vegetazione.
La nostra strana passione? Siamo cacciatori di
ruderi. O meglio, come ci piace dire dalle nostre parti, "cacciatori
di cas carut" - cacciatori di case cadute. Andiamo a fotografarle
per lasciare una testimonianza prima che crollino e non ne rimanga più niente.
E questo edificio ne è l'esempio perfetto.
Come potete vedere dalle foto, ce n'è una scattata
circa 10 anni fa. Era già un rudere, ma era in condizioni
nettamente migliori. Il tetto teneva ancora in parte, i muri perimetrali erano
integri, la colombaia in alto era ancora leggibile. Non c'erano stati i vari
crolli che oggi lo stanno divorando.
I crolli sono ancora parziali, non lo hanno deturpato del
tutto, ma la differenza si vede ed è straziante. Ogni inverno ne cade un pezzo.
Tra qualche anno di questo posto rimarrà solo un cumulo di pietre nel roveto.
Noi lo abbiamo documentato. Finché siamo in tempo.
Lo conoscete? Sapete come si chiamava davvero?
Scrivetecelo nei commenti.









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