Per la serie: il mio viaggio negli Alburni, ovvero il
bello ad un passo da noi e non lo conosciamo e apprezziamo come si dovrebbe ( ed io fin quanto potro' cerchero' il bello e ve lo mostrero' !)
Oggi, per una passeggiata spensierata, sono andato a Terranova,
frazione di Sicignano degli Alburni.
Si trova proprio sulla strada che va al paese, a 600 metri
sul livello del mare, a soli 2 km appunto. È collegata alla provinciale
da un piccolo ponte con massicciata in porfido che sembra dirti: "lascia
la fretta di là ". Ed è la frazione più piccola e più silenziosa di tutte,
pensate che conta circa 73 anime.
La prima cosa che ti colpisce appena arrivi?
Quella struttura in pietra e mattoni che a prima vista
sembra un acquedotto. In realtà hgo scoperto che è il vecchio
lavatoio-fontana pubblico, uno di quelli costruiti durante il ventennio per
portare l'acqua alle frazioni. Sopra c'è ancora il
marmo con inciso il fascio littorio, quindi sulla paternità della
costruzione ci sono pochi dubbi, con le
pietre a nido d'ape e i muretti a secco che lo abbracciano, con alle spalle gli
Alburni che ti guardano.
Poi entri in paese e capisci che Terranova non è un borgo
qualunque.
È un borgo medievale intatto. Pianta quasi
rotonda, tutta stretta attorno a sé stessa, come una fortezza. E infatti lo
era: in epoca feudale Terranova era proprio la fortezza di Sicignano, il suo
avamposto di difesa.
Le case sono una meraviglia: tutte in pietra, con portali in
pietra massiccia, alcune del '500, intonaci scrostati che profumano di storia.
E poi i vicoli... strettissimi veramente a misura d'uomo !. Qui li chiamano "strettule" o
"trasònne", così stretti che se apri le braccia tocchi due case.
Sembra di entrare nelle vene del borgo.
E quando pensi che sia tutto silenzio e pietra... zac! Ti
esplodono davanti gli occhi i murales.
Terranova fa parte del circuito di Sicignano che negli
ultimi anni con festival come AppARTEngo a Galdo ha riempito le frazioni di
arte. Murales coloratissimi, emozionanti, enormi, dipinti sulle facciate delle
case. Figure sacre, contadine, animali fantastici come le carpe koi che ho
fotografato. È uno shock bellissimo: il paese silenzioso di pietra che
all'improvviso si accende di colore. La tradizione che abbraccia il
contemporaneo senza litigare.
Qualche curiosità che ho scoperto per voi:
1. Perché si chiama Terranova? Il nome viene da "torrinove", cioè torri
di vedetta. Torri nuove, appunto, costruite tra il 900 e il 1000 per
controllare la valle del Tanagro e gli Alburni. Da torri nuove -> Terranova.
2. È mai stato un Comune? No. A differenza di
Galdo degli Alburni che è stato Comune autonomo fino al 1928, Terranova è
sempre stata un casale di Sicignano. Sotto il Regno di Napoli
e poi il Regno delle Due Sicilie era amministrata da Sicignano e faceva parte
del Distretto di Campagna.
3. Siamo nel Parco. Terranova è dentro al Parco
Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, a ridosso dei boschi degli Alburni.
Quindi aria pulitissima, olivi, castagni e sentieri ovunque.
Insomma, se cercate il classico giro domenicale senza stress, con una macchina fotografica in mano, Terranova è perfetta. Mezz'ora e l'avete girata tutta, ma ci lasciate il cuore.
































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