Mi sono messo alla ricerca di una discoteca del mio passato.
Ma non una discoteca normale. Un club. Uno dei grandi club del Sud e d'Italia.
Il Covo dei Pirati di Agropoli.
Se hai vissuto gli anni '80 e '90 tra Salerno, Napoli e il Cilento, questo nome non ha bisogno di spiegazioni. Se non ci sei mai stato, è difficile spiegarti quanto era grande.
Non era un locale. Era una nave.
Lo vedevi da lontano quando arrivavi . Un galeone vero, enorme, piantato in
mezzo alla campagna, tra gli ulivi. Non una scenografia. Una struttura a
grandezza naturale, con la poppa alta, lo stemma, gli alberi con le coffe, le
scale alla marinara, le corde. Un'atmosfera piratesca totale.
Dentro era una discoteca-ristorante da migliaia di persone.
Una delle più grandi del Sud Italia. Pista enorme, palchi, bar multipli,
ristorante. La gente arrivava da tutta la Campania. Non andavi al Covo per
caso, ci andavi per fare serata. Era un evento.
Ed è per questo che era famoso. Non solo per le dimensioni,
ma per chi ci saliva sul palco.
Il 10 agosto 1983, nell'anno della sua consacrazione, Vasco
Rossi ci fece un concerto memorabile. Lo stesso tour che lo portò poi
a diventare Vasco. Le cronache lo riportano come "Il Covo" di
Agropoli, 25 agosto 1983, una delle tappe storiche di quell'estate. C'è chi
giura che fu una delle serate più folli di sempre.
E poi Edoardo Bennato, che al Covo dedicò una
canzone vera: "Nel Covo dei Pirati". Perché quel posto era già un
mito. Impossibile citare i nomi dei cantanti che si sono esibiti al Covo perche' sono veramente tanti, Pino Daniele, Tulio De Piscopo e James Senese, Nino D' Angelo,
Negli anni '80 e '90 ci hanno suonato tutti, ci hanno messo i dischi i DJ più importanti d'Italia — dal 1985 era tappa fissa per i professionisti del mixer. Era il club che portava la musica del nord a sud, con una produzione che allora solo in pochi avevano.
Il circuito DJ storici
Sappiamo con certezza che nel 1985 ci ha suonato Joe Joe DJ di
Radio Studio Dance, che lo mette nel suo curriculum come una delle discoteche
più importanti di quell'anno insieme a locali della Versilia. E questo ti fa
capire il livello: il Covo era nello stesso giro del Byblos, del Mascara, del
Central Park di Firenze. Non era la balera di paese, era nel circuito nazionale
dei top club.
Non era marketing. Era architettura visionaria. In un
territorio di campagne e mare, ti trovavi un galeone in mezzo alle terre. Di
notte, illuminato, lo vedevi a chilometri. Sembrava approdato lì per sbaglio.
Ed era bellissimo. Ti sentivi davvero un pirata che entrava in un covo.
Oggi
Io ci sono passato qualche anno fa. E quello che ho trovato
è quello che vedete in queste foto.
Il galeone è ancora lì, ma è un galeone fantasma.
Arrugginito fino all'osso, invaso dall'edera, dalla vegetazione che se lo sta
mangiando. Il muro bianco scrostato, il cancello arrugginito con ancora quel
teschio disegnato, i pali della luce storti. Un classico urbex.
Non so in che condizioni sia oggi. Premetto che è una
struttura privata, abbandonata da anni, in . Non invito
nessuno ad entrare. Questa esplorazione per me è un omaggio, non una
violazione.
È un omaggio ai migliori anni della nostra vita. Quando bastava dire "andiamo al Covo" e sapevi già
che sarebbe stata una notte che ti ricordavi per mesi.
Oggi è silenzio. Solo ruggine, cemento e piante rampicanti.
Ma se chiudi gli occhi, senti ancora il basso.
Se ci sei stato, sai di cosa parlo. Se hai una foto, una storia, un braccialetto d'ingresso conservato, postala qui sotto.






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