C'è chi va a Policoro per il mare bellissimo e chi, oltre per il mare, anche per l'urbex e per l'archeologia industriale. Chiamatemi pazzo ma non si può passare per Policoro e non omaggiare con uno scatto l'ex zuccherificio, un elemento importantissimo per le nostre terre.
E lo dico sempre: non è un rudere. È un pezzo di storia.
Quando mi ci fermo davanti, con i suoi 30 ettari di capannoni, silos e strutture in cemento armato, capisco perché il Comune stesso lo definisce ancora oggi una suggestiva testimonianza di archeologia industriale da salvaguardare e valorizzare, pur nella sua obsolescenza.
La storia vera, con le date.
Tutto nasce con la Riforma Agraria del 1950. L'Ente di Riforma, prima ancora di far partire lo stabilimento, avvia in collaborazione con il gruppo Ferrero la coltivazione sperimentale della barbabietola da zucchero nella piana Jonica.
La scelta di Policoro non fu casuale: disponibilità di acqua ed energia elettrica, capacità produttive del circondario agricolo e vicinanza alle linee di traffico.
L'impianto entra in funzione il 13 agosto del 1955, ancor prima che Policoro divenisse Comune autonomo. Alcune testimonianze storiche parlano di avvio attività già nel 1954 con le prime campagne sperimentali.
Al suo apice era un colosso: 50 operai specializzati fissi, provenienti in gran parte dal nord, e oltre 300 operai stagionali assunti nel periodo di lavorazione. Con oltre 300 operai tra stagionali e specializzati lo stabilimento giunge ad una capacità tale da assorbire non solo la produzione locale di barbabietola, ma anche l'offerta pugliese, calabra e campana. Considerando l'indotto, si parla di circa 400 posti di lavoro stabili per il territorio.
È stato il primo vero esempio di industria di trasformazione a servizio del mondo agricolo nel Metapontino. Ha segnato per oltre trent'anni la storia produttiva di Policoro.
Poi la crisi. Ufficialmente dismesso nel 1991, anno in cui l'intero settore agricolo comincerà a mostrare segni di crisi. Da allora è completamente abbandonato, ma conserva ancora oggi una certa imponenza e monumentalità tipiche dell'archeologia industriale, tanto che il suo aspetto è stato definito "post-apocalittico".
Oggi è proprietà privata, recintato, in stato di abbandono. È pericoloso entrarci, ed è giusto dirlo: è un luogo da osservare da fuori, da fotografare, da raccontare.
Per me, che giro per urbex tutto l'anno, l'ex Zuccherificio Eridania di Policoro resta uno dei luoghi più potenti della Basilicata. Non è solo ferro arrugginito. È il simbolo di quando queste terre hanno provato a diventare industria senza dover emigrare.
Se passate sulla SS106, fermatevi un minuto. Un omaggio fotografico lo merita.
NOTA URBEX RESPONSABILE: Struttura privata, pericolante e non visitabile ufficialmente all'interno. Le foto del post sono state scattate esclusivamente dall'esterno!. Non incoraggio l'accesso abusivo.
Cosa c'entra la Ferrero con lo Zuccherificio di Policoro?
Molti pensano che l'ex zuccherificio di Policoro fosse della Ferrero. Non è così. La fabbrica era Eridania. Il Gruppo Ferrero fu invece il partner dell'Ente di Riforma per avviare, dal 1954, la coltivazione sperimentale della barbabietola da zucchero nella Piana di Policoro, materia prima che poi sarebbe stata lavorata nello zuccherificio entrato in funzione nel 1955.
Ferrero, nei primi anni '50, aveva un problema enorme: per fare la Nutella e gli altri prodotti gli serviva tantissimo zucchero, ma l'Italia lo importava quasi tutto. Allora fa un accordo con l'Ente di Riforma Fondiaria: "voi mi mettete a disposizione le terre appena bonificate del Metapontino, io vi do sementi selezionate, tecnici e vi garantisco che comprerò lo zucchero prodotto".
Quindi Ferrero è stato il partner agronomico che ha reso possibile la coltura. Ha portato la barbabietola da zucchero nel Metapontino come coltura sperimentale. Una volta che la coltivazione ha attecchito, serviva un posto dove trasformarla: ed ecco perché nasce lo zuccherificio di Policoro, inaugurato il 13 agosto 1955.
Senza l'accordo con Ferrero, probabilmente non avrebbero mai piantato barbabietole qui e quindi non avrebbero mai costruito lo stabilimento.







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