Continua il nostro viaggio tra le grotte antiche di Via
Bacco a San Gregorio Mano Sa.
Cioè quelle di Baccanalia, per intenderci. Quelle che una
volta all'anno ad agosto diventano un concentrato di prodotti tipici vino, divertimento, tradizioni, canti popolari, e tantissima gente che ha voglia di divertirsi e dimenticare i tanti problemi!
San Gregorio Magno ha più di 600 grotte scavate nella
roccia. Non è un borgo, è un groviera con le case sopra. Costruite
all'inizio del 1700, interamente in pietra, una parte erano abitazioni vere,
l'altra cantine per stagionare il vino. Via Bacco è esattamente questo: un
agglomerato di pietra viva dove la temperatura è sempre perfetta e l'umidità e' quella giusta... il frigo dei tempi passati!
Oggi entro in quella del Brigante Angiolillo. È
l'unica aperta tutto l'anno. Non per magia, ma perché dentro ci hanno fatto un
ristorante di cucina tipica.
Chi era davvero Angiolillo?
Si chiamava Angelo Duca, nato a San Gregorio Magno nel 1734. Contadino. Non figlio di papà . La leggenda dice che divenne brigante poco più che ventenne per difendere un nipote che pascolava le pecore sconfinate nelle terre del duca di Martina.
Per farla breve: litigio con
il guardiano del duca, gli ammazza il cavallo, il duca si vendica, Angelo
scappa nei boschi.
Prima si unisce alla banda di Tommaso Freda, poi ne fa una
sua. Gira tra Salerno, Avellino e soprattutto Basilicata
settentrionale - Avigliano, Muro Lucano, Calitri, Ruoti, Rionero. Vince contro
le milizie borboniche e diventa un mito.
Perché? Perché non era il brigante che sgozzava per un
pollo. Rubava ai ricchi per dare ai poveri. Lo hanno scritto Benedetto Croce
nel suo Angiolillo. Capo di banditi del 1926 e Eric Hobsbawm
che lo definì "l'esempio forse più puro di banditismo sociale", un
Robin Hood meridionale. Croce lo definì addirittura "un chirurgo
dell'usura" perché sistemava i debiti della povera gente con metodi spicci
ed efficaci.
Di lui parlano anche Alexandre Dumas, David Winspeare
nella Storia degli abusi feudali e persino il padre di
Giustino Fortunato che gli dedicò un poema in tre canti, smaccatamente
mitizzante.
Finì male, come tutti i briganti romantici. Catturato vicino
a un convento dalle parti di Melfi grazie a una soffiata, ferito, processo
sommario e impiccato a Salerno il 26 aprile 1784 insieme al suo amico Peppe
Russo. Per dare l'esempio, il suo cadavere fu smembrato e la testa esposta a
Calitri, sulla porta di Nanno.
Il popolo però lo chiamava Angiolillo con
vezzeggiativo, perché non usava violenza gratuita, chiedeva i soldi
"amichevolmente". Roba che oggi neanche l'Agenzia delle Entrate.
Com'è fatta la grotta del Brigante Angiolillo?
È una cantina-grotta scavata interamente in pietra calcarea
locale, come tutte quelle di Via Bacco. Volta a botte bassa, muri spessi un
metro, pavimento in terra battuta e pietra originale.
Entrando senti subito tre cose:
- Fa
fresco anche ad agosto. La roccia fa da climatizzatore naturale.
- L'odore
di pietra umida e vino vecchio. Non profumo, è storia.
- Le
nicchie scavate a mano dove una volta mettevano botti, damigiane e salami
appesi.
Non ci sono intonaci moderni, è pietra a vista con le tracce
degli scalpelli. Sulla volta si vedono ancora le venature nere del fumo delle
lucerne. La struttura è identica alle altre 600, solo che questa è mantenuta
accessibile.
È l'unica che puoi visitare a febbraio, senza aspettare
Baccanalia.
Curiosità da bar di Via Bacco:
- Durante
Baccanalia, Via Bacco diventa letteralmente un ristorante diffuso. Ognuno
apre la sua grotta.
- Il
nome è scritto ovunque in due modi: Angiolillo e Angelillo. Sono la stessa
persona, è solo il dialetto che fa il simpatico.
- Se
cerchi "Angiolillo" su Google ti esce anche un pittore del 1400
e il tizio che ha ucciso Cánovas. Il nostro è quello del 1734, quello
buono.
Prossima tappa? Un'altra grotta di Via Bacco. Se mi lasciano
entrare!.







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