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Palazzo De Petrinis a Sala Consilina Sa, tra Garibaldi e il giallo della contessa!

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Facciamo una premessa che e' d'obbligo essendo io un semplice blogger amatoriale, non sono uno scrittore, ne un giornalista ne niente di simile ma solo un appassionato/innamorato del  mio territorio essendo anche appassionato di misteri voglio provare a raccontarvi questa storia , un po noir sui misteri del Vallo di Diano, frutto di testimonianza che ho raccolto in giro, se trovate inprecisioni saro' ben lieto di correggerle grazie anticipatamente:

Siamo a Sala Consilina, in via Costantino Gatta, dinanzi a noi maestoso e imponente c'è.  Palazzo de Petrinis. È lì dal 1604, un impianto seicentesco ampliato nel Settecento, con un’aquila bicipite scolpita in pietra che ti punta addosso lo sguardo dal balcone principale. È un posto che trasuda ricchezza: saloni immensi, soffitti dipinti stile pompeiano, e frantoi che non macinano più nulla, solo polvere.

Il 5 settembre 1860, tra quelle mura, la storia ha fatto il pieno di energia. Garibaldi , si siede a tavola con il Maggiore de Petrinis. C’è l’euforia dell’Unità, il vino che scorre, la fine di un’epoca borbonica dichiarata proprio lì, a Sala Consilina. Sembra l’inizio di un’epopea, e invece, sotto quegli stessi soffitti, la storia ha preso una piega decisamente più torbida.

Il palazzo si sveglia in un silenzio che sa di morte. Il guardiano Ciro  e la domestica aprono la porta della camera della contessa Michelina Falvella, vedova De Petrinis. È una scena che sembra uscita da un verbale della Scientifica: due corpi riversi sul letto, privi di vita.

Michelina, 82 anni, viveva come una pezzente, ma quando i Carabinieri rovistano nel palazzo, salta fuori la verità: in un cassetto a doppio fondo, coperto di muffa, spuntano 273mila lire in contanti – una fortuna colossale per l’epoca – più gioielli nascosti. I titoli di rendita e i buoni postali? Spariti nel nulla.

Il giallo? I giornali dell'epoca, compreso il Corriere della Sera, ci sguazzarono. Furto con omicidio? Una faida interna? L'autopsia tagliò corto: nessuna mano esterna. La figlia Rachelina, gravemente malata, nel delirio dell’agonia si sarebbe aggrappata alla madre, soffocandola involontariamente prima di cedere a una sincope. Niente ladri, niente complotto. Solo la tragedia greca di una famiglia che aveva sepolto se stessa sotto le proprie ossessioni

Il mistero del "tesoretto" scomparso — quei 150mila lire di buoni postali e titoli di rendita, più gli 80mila dei libretti, che all'appello mancavano pur a fronte dei 273mila contanti trovati — rimane, a conti fatti, una delle zone d'ombra più fitte di tutta la vicenda.

L'ipotesi del "furto fantasma": Nonostante le indagini serrate e il fermo del guardiano Ciro e della domestica Michelina, non emerse mai una prova concreta che qualcuno avesse sottratto quei titoli. La cronaca dell'epoca, si trovò di fronte a un muro di gomma.

La contessa Michelina Falvella viveva in una condizione di miseria ostentata, quasi un'ossessione per il risparmio che rasentava la patologia. Questo comportamento maniacale portò molti a sospettare che quei titoli non fossero stati rubati, ma forse nascosti dalla contessa stessa in posti ancora più inaccessibili, o persino distrutti, in un delirio di paura di essere derubata.

  • Poiché l'autopsia archiviò il caso come una tragedia familiare — soffocamento involontario nello spasmo di un malore — la pista del delitto per rapina perse vigore. Di fatto, le autorità non riuscirono a spiegare razionalmente dove fossero finiti quei titoli: il caso fu chiuso, e il "tesoretto" mancante finì per alimentare le leggende di paese su tesori nascosti tra le mura del palazzo, mai più ritrovati.

Oggi il palazzo è visitabile? Ad oggi, le fonti  descrivono la struttura come un complesso edilizio di circa 1000 mq, custode di memorie risorgimentali e giudiziarie. Non sono riportate informazioni aggiornate circa la sua apertura al pubblico come museo o sito turistico gestito: resta, per ora, un gigante silenzioso del centro storico che custodisce gelosamente il segreto dei suoi 700mila euro di valore odierno


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