Oggi vi porto con me in un viaggio nel tempo, tra le pieghe di una Basilicata segreta e affascinante. Non si tratta della solita gita fuori porta, ma di una vera e propria missione Wildex (esplorazione selvaggia) tra i resti monumentali della Diga Nitti, conosciuta anche come Diga San Pietro, a Muro Lucano.
Camminando tra queste strutture imponenti, è difficile immaginare che siamo agli inizi del Novecento. Voluta da Francesco Saverio Nitti, allora ministro dell'Economia, del Lavoro e dell'Industria, questa diga rappresenta una delle pagine più ambiziose dell'ingegneria italiana del secolo scorso.
l progetto rifletteva la volontà di Nitti, originario di Melfi, di emancipare il Sud dalla dipendenza energetica del Nord attraverso lo sfruttamento delle risorse locali.
La Diga Nitti detiene il primato storico di essere stato il primo vero bacino artificiale creato nel Mezzogiorno d'Italia.
I lavori iniziarono tra il 1911 e il 1915 e l’opera fu completata nel 1917. Pensate: fu il primo bacino artificiale creato nel Meridione italiano. Non era solo un muro di cemento, ma il cuore pulsante di un progetto energetico visionario destinato a portare l’elettricità non solo a Muro Lucano, ma fino al capoluogo, Potenza.
Mentre esploravo la base della diga, sono rimasto colpito dalle sue dimensioni mastodontiche: 18 metri di spessore alla base che si stringono a 5 metri in cima. Una volta, questo colosso conteneva circa 8 milioni di metri cubi d'acqua. L'acqua defluiva attraverso sei bocche a stramazzo, con un flusso incessante di 600 litri al secondo per alimentare la centrale idroelettrica a valle.
Ma la natura e la geologia hanno avuto la meglio. Negli anni '70, a causa di gravi problemi strutturali e dell'instabilità delle rocce carsiche del sottosuolo, che causavano perdite d'acqua inarrestabili nei "visceri" della montagna, l'invaso fu svuotato e l'impianto venne dismesso. Il terremoto del 1980 ha poi dato il colpo di grazia a ogni sogno di ripristino, lasciando oggi questa struttura in uno stato di affascinante archeologia industriale.
Pensate alla faccia delle idee green attuali gia' tanti anni or sono si produceva energia pulita, oltre alla gestione idrica, serviva una centrale idroelettrica a valle, alimentata da 6 bocche a stramazzo con una portata di 600 litri al secondo.














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