Quella torre ad Albano di Lucania: è un osservatorio o sto per finire in un episodio di Black Mirror?
Cammini per Albano di Lucania, ti guardi intorno e, all'improvviso, lui. Quel coso massiccio, imponente, che sembra uscito da un film di Wes Anderson ambientato in un distopico passato industriale. Sto parlando del famigerato "Osservatorio".
Ma parliamoci chiaro: vogliamo ignorare l'elefante (o meglio, il littorio) nella stanza?
Ogni volta che ci passo davanti, la mia mente parte per la tangente. Sarà una mia fissazione, ma quella forma slanciata e autoritaria... non vi ricorda un tantino troppo il fascio littorio? È lì, che svetta verso il cielo, con quell'aria austera di chi vuole ricordarti che, nonostante le trasformazioni in "luogo di cultura", la Storia con la "S" maiuscola ha lasciato un'impronta che non se ne va con una mano di vernice.
L'architettura dell'epoca, specialmente quella legata alle grandi opere pubbliche come gli acquedotti, era profondamente intrisa di simbologia e ideologia.
Molto probabilmente durante il Ventennio, il regime diede un impulso enorme alla costruzione di infrastrutture idriche in tutta Italia.
Nell'architettura razionalista e "di regime" di quegli anni, la forma non era mai solo una scelta estetica o funzionale, ma comunicativa.
Simbolismo intenzionale: Spesso, le linee verticali, le scanalature (i solchi che vedi sulla torre) o la disposizione dei volumi erano studiate apposta per richiamare il fascio littorio



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