C'è un punto, nascosto tra la vegetazione dell'entroterra salernitano, dove la strada sterrata incontra ancora i binari che non ci sono più.
Il casello del Km 16+189.
Non lo trovi sulle mappe nuove. Devi sapere che c'è. Appena prima di quella che era l'ultima stazione di un ramo secondario, il casello veglia su un passaggio a livello che non chiude più.
A prima vista è una scatola di intonaco arancione mangiato dall'umidità . Poi ti avvicini.
L'intonaco scrostato lascia intravedere i mattoni. Le persiane, una marrone e una verde sbiadita, penzolano storte. Al piano terra gli archi, un tempo stalle o magazzini per il casellante, sono soffocati dall'edera. In alto, sbiadita ma ancora leggibile, la tabella: 16.
Era una casa di servizio, non una villa. Qui ci viveva chi alzava le sbarre, chi controllava il transito. Una famiglia intera legata al suono della campanella del passaggio a livello.
Oggi il palo del telefono è ancora lì, inclinato. La stradina è ghiaia e muschio. Dietro, seminascosto dai rovi, un piccolo annesso con il tetto coperto di muschio. Tutto intorno il bosco si è ripreso tutto.
Non c'è stato vandalismo pesante. Solo il tempo. Ed è questo che lo rende magnetico. È un abbandono poetico, nostalgico, non violento. Sembra che il casellante sia uscito un attimo e non sia più tornato.
Siamo saliti sdraiati tra i cardi e il fogliame bagnato, con il grandangolo rasoterra, per restituirgli dignità . Perché questi caselli sono archeologia ferroviaria minore, ma sono la vera storia dell'Italia.
Se ci passi davanti, non spostare nulla. Non lasciare traccia. Ascolta solo il silenzio dove prima fischiavano i treni.
STATO: Abbandonato, struttura compromessa ma accessibile con grande cautela.
ACCESSO: Esterni liberamente visibili da strada bianca. Massima discrezione.





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