Diciamocelo: la passione urbex è fatta al 70% di scale che scricchiolano, al 20% di polvere che ti entra pure nei pensieri, e al 10% di quel brivido epico che ti prende quando scopri un posto che non è ancora finito sui vari social . È lì che scatta la magia quella soddisfazione infinita di aver trovato e immortalato qualcosa che il mondo aveva dimenticato!.
Oggi vi porto a Masseria Lo Parco, a Frigento (AV), con la sua piccola cappella accanto: la Cappella dei Santi Ciriaco, Donato e Gaetano.
Ci troviamo di fronte a un pezzo del XVIII secolo. In quel periodo, costruire una cappella all'interno della propria masseria non era solo una questione di fede: era una dichiarazione di intenti. Era il modo in cui i proprietari di Masseria Lo Parco dicevano al mondo (e al cielo): "La mia terra è protetta"
Il Trio delle Meraviglie: Ciriaco, Donato e Gaetano. Un "team" di santi studiato per coprire ogni emergenza agricola: malattie, tempeste e la costante ricerca della Provvidenza. Praticamente, il miglior investimento che un massaro potesse fare nel 1700.
Se aguzzate la vista noterete una scritta sul portone della chiesa, "QUI NON SI GODE ASILO", ma esattamente che significa?
In quegli anni la Chiesa godeva di un privilegio incredibile: il Diritto d'Asilo. Se un ladro, un debitore o una persona che aveva commesso un crimine riusciva a varcare la soglia di una chiesa o di un luogo consacrato (come una cappella privata), la legge dello Stato non poteva toccarlo.
In pratica, le forze dell'ordine dell'epoca dovevano fermarsi fuori dalla porta. Se il fuggitivo restava lì dentro, era "protetto" dalla sacralità del luogo. Potevi starci giorni, settimane, finché il vescovo o il parroco non decidevano cosa fare.
Ora, immagina di essere il proprietario del Casale Lo Parco nel 1700. Hai una cappella privata (quella dedicata a Ciriaco, Donato e Gaetano) dove la tua famiglia prega.
Se non mettessi quella scritta, chiunque avesse commesso un reato nei dintorni di Frigento potrebbe scappare dentro la tua cappella e tu saresti costretto a ospitare un criminale per giorni, senza poterlo cacciare, perché è un luogo sacro. Sarebbe un incubo logistico e un rischio per la tua reputazione.
Ma il Casale non era solo preghiera. Se guardate bene, proprio a fianco alla struttura principale e alla cappella, noterete una struttura diversa, più grezza: una sorta di baracca o essiccatoio.
A cosa serviva? probabilmente Al tabacco. L'Irpinia, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, ha vissuto un'epoca d'oro legata alla coltivazione del tabacco. Questa baracca probabilmente era il cuore produttivo dell'azienda agricola:
Le foglie venivano appese all'interno per perdere l'umidità . Era un processo delicato, che richiedeva ventilazione costante.
La posizione del Casale Lo Parco, battuta dai venti della Valle Ufita, era perfetta. L'aria che passava tra le fessure di quella struttura garantiva che il tabacco non marcisse, ma si seccasse lentamente.
Il Casale si presenta come un corpo di fabbrica massiccio e austero, tipico delle zone collinari dell'Avellinese. La sua struttura non è nata solo per abitare, ma per resistere e difendersi.
Predomina la pietra locale, lavorata con la tecnica del "faccia a vista" che dona alle pareti quel colore grigio-dorato che cambia col mutare della luce.
La torre grande che domina la masseria, era la torre colombaia, non era un vezzo estetico. I piccioni erano una fonte di carne fresca e cosa ancora più importante, il loro guano era il fertilizzante più potente disponibile all'epoca. Avere una torre colombaia significava avere una "fabbrica di concime" privata per i terreni della famiglia.
Mini Tour Urbex & Trekking: Masseria Lo Parco e dintorni selvaggi
1. Masseria Lo Parco: il cuore del tour
Inizia dal complesso masseriale, con la sua torre colombaia imponente, la piccola chiesa settecentesca e la loggia elegante. Passeggia tra i muri in pietra, osserva i dettagli architettonici, e respira l’aria d’altri tempi. Perfetto per foto d’impatto e per chi ama i luoghi con storie nascoste.
2. Sentiero nei boschi circostanti
Da qui, imbocca uno dei sentieri che si inoltrano nei boschi dietro la masseria. È un trekking soft, selvaggio ma non troppo impegnativo, con panorami sulla valle sottostante e sulla campagna irpina. Attenzione solo alle scarpe: terreno irregolare!
3. Ruderi e vecchie cascine
Passeggiando nel bosco o lungo i sentieri campestri, ti imbatterai in piccoli ruderi di vecchie cascine o muretti a secco. Perfetto per chi ama scovare angoli nascosti, un po’ come un’esplorazione urbana ma immersa nella natura.
4. La fonte nascosta
Prosegui verso una piccola sorgente naturale che si trova poco distante, dove un tempo l’acqua rinfrescava chi lavorava i campi. Ottimo posto per una pausa e qualche scatto “wild”.
5. Osservatorio naturale
Salendo leggermente, trovi un piccolo affioramento roccioso da cui ammirare tutto il territorio di Frigento e le colline circostanti. Momento perfetto per una pausa con vista, immersione nella natura e un po’ di meditazione.
Ruderi di Sant’Angelo al Pesco: Dirigiti verso la località Pesco per visitare i ruderi. Esplora le antiche mura e immergiti nell'atmosfera storica del luogo. Il sito ha origini longobarde e fu testimoniato già nel XI secolo, quando una donazione venne fatta al Monastero di Santa Sofia a Benevento. Nel corso dei secoli, l'abbazia-fortezza perse importanza e divenne rifugio per briganti nel XIX secolo. Oggi, i ruderi conservano tracce di mura e strutture che raccontano secoli di storia.Il sito offre un'esperienza autentica per gli appassionati di storia e natura










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