Avete presente quando pensi di conoscere ogni angolo della tua terra e poi, zac, ti ritrovi davanti a un gigante di pietra che sembra uscito da un romanzo? Ecco, è quello che mi è successo a Sant’Arcangelo in Basilicata prov Pz.
Dicono che il Palazzo Baronale della Cavallerizza avesse tante stanze quanti sono i giorni dell'anno. Sarà una leggenda? Forse. Ma vi assicuro che, passeggiando lungo i suoi 200 metri di pietra, senti il peso di una storia gloriosa.
Cercando di documentarmi ho trovato varie info, e' quella piu' attendibile mi parlava della nobile famiglia Scardaccione . Ramo della prestigiosa famiglia normanna dei Sinerchia , gli Scardaccione arrivarono a Sant'Arcangelo dopo la turbolenta "Congiura dei Baroni" del 1485.
Fu Giovanni Scardaccione (1646-1698), Governatore della Cavallerizza e primo Barone di Terlizzi e Cellesse, a trasferire qui il casato, rendendo questo luogo un centro di potere e prestigio in tutta la Lucania. Pensate che possedeva uno stallone donato dal Principe di Stigliano, chiamato "Saittone", che incarna la leggenda della razza equina santarcangiolese.
Non pensate ad un palazzo nobiliare classico come la Reggia di Caserta , qui il lusso era potenza e natura. Il palazzo, con la sua tipica forma a "C", vantava saloni affrescati e una carriera coperta ad archi lunga oltre 200 metri e larga 8. Era qui che si addestravano i purosangue e all epoca era una delle stazioni di allevamento più importanti del Sud Italia.
Oggi, quelle che chiamiamo “Mura dei giardini” sono i resti di questo sogno nobiliare. Passeggiare qui significa respirare il silenzio di un luogo che nel XVI secolo finiva su tutte le mappe dell'epoca, circondato da orti, vigneti e boschi che lo rendevano una vera "Isola Bella" lucana.










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