Pensa che già nel XIV secolo, questo antro roccioso era una calamità per i fedeli. Il motivo? Il Santo a cui è dedicata la chiesa era il "tuttofare" del meteo. Quando la siccità bruciava i campi o le piogge torrenziali minacciavano i raccolti, l'uomo medievale non chiamava il meteorologo, ma correva in processione fin quassù.
Era un legame talmente viscerale da unire le Diocesi di Salerno e Acerno in un pellegrinaggio annuale che ha resistito per secoli, varcando la soglia tra il Medioevo e l'Età Moderna.
Ti confesso che, immaginando le cronache del Seicento, mi è venuto quasi il brivido: pensa alla solennità di quei fedeli che, arrivati alla grotta, assistevano alla messa celebrata su un altare denudato. Davanti a loro, dipinti direttamente sulla roccia, spiccavano le immagini di San Michele Arcangelo, San Nicola Barense, Sant'Oronzo e altri santi, custodi silenziosi di quel luogo sacro.
Raggiungere la grotta sul lato nord-ovest del Monte Nebulano non è una passeggiata ma comunque fattibile, si scende sotto il castello, si attraversa un susseguirsi di insenature e poi si affronta un sentiero scosceso. Ma quando ti trovi davanti a quell'ingresso, capisci che sei in un luogo "speciale"
Nei secoli è stata dimora per monaci orientali, covo di briganti tra il '700 e l'800, e persino rifugio per gli sfollati durante le guerre, che qui celebravano la messa pur di trovare un po' di pace.
Sant'Oronzo (spesso chiamato anche Sant'Oronzio) è, secondo la tradizione, il primo vescovo di Lecce e il primo evangelizzatore del Salento.
La cappella si trova in una posizione strategica e suggestiva, situata proprio nella parte sottostante il castello di Montecorvino.
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