Ci sono luoghi che il bosco tenta di cancellare, ma che il cemento armato si ostina a custodire. Tra le pendici nascoste del salernitano, ho esplorato ciò che resta di una ex polveriera militare, un sito che non vive di leggende antiche, ma della cruda strategia del Novecento.
Non è un caso. Queste strutture venivano scavate o addossate alle pareti rocciose per una funzione ingegneristica precisa: l'occultamento e la protezione. La roccia naturale fungeva da scudo naturale contro l'osservazione aerea, mentre le spesse pareti in cemento servivano a compartimentare il rischio in caso di incidenti.
Molti la collegano alla "contraerea". È corretto: queste strutture erano i nodi logistici vitali che rifornivano le batterie di artiglieria antiaerea posizionate nei punti strategici della valle. Non erano postazioni di fuoco, ma "casematte" di stoccaggio, dove il materiale bellico veniva tenuto al riparo, pronto per essere distribuito. L'osservazione degli interni, come visto in foto rivela ancora la logica di questi spazi: essenziali, massicci e pensati per resistere all'usura del tempo e all'energia distruttiva di ciò che contenevano.












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