Tutto è iniziato, si dice, un sabato di metà agosto del 1623. Immagina un povero guardiano, al servizio della famiglia Denza, che al tramonto si accorge che la mucca più bella della mandria è sparita. Disperato e terrorizzato dalla punizione del padrone, ha passato la notte a cercarla tra rovi e pendii scoscesi. Quando ormai stava per arrendersi, ha sentito un muggito provenire dal cuore della valle.
Cosa ha trovato? La mucca era lì, inginocchiata davanti a una parete rocciosa. Non volendo muoversi, il guardiano si è unito a lei in preghiera. Ed è qui che la realtà sfuma nella leggenda: la roccia è crollata, rivelando una grotta, una piccola cascata e un’immagine della Madonna che emanava una luce accecante!
La storia non finisce qui: l’icona, portata inizialmente nella chiesa di Sant’Eustachio, è misteriosamente tornata nella grotta. Persino il Vescovo dell’epoca, Monsignor Serrano, capì che non era un caso: la Vergine gli era apparsa in sogno, promettendo di indicare il perimetro del nuovo santuario con un miracoloso manto di neve caduto in pieno agosto. Proprio su quel suolo, in meno di un anno, fu costruito il Santuario che vediamo oggi.
Il percorso: una sfida per i veri amanti dell'avventura
Diciamocelo chiaramente: non è una passeggiata in centro. Il sentiero che porta alla grotta è molto scosceso e, se piove o in inverno, diventa un vero percorso a ostacoli.
Il consiglio dell'escursionista: Non andare mai da solo. Il luogo è isolato e la sicurezza viene prima di tutto.
Rispetto per la natura: Quando arrivi lì, l'emozione della grotta e della cascata ti travolge. Per favore, goditela, ma comportati da ospite educato: raccogli sempre i tuoi rifiuti. Il sito merita di essere tutelato con cura e decoro.
È stata un'esperienza che mi ha rigenerato. Tra la spiritualità del santuario e l'energia selvaggia dei Monti Picentini, Montecorvino mi ha regalato un angolo di paradiso che consiglio a chiunque voglia staccare la spina.
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