La cosa incredibile di questo posto è la sua origine. Qui dove oggi cammini (e probabilmente inciampi in qualche radice), un tempo ci passava il fiume Tanagro. Poi, con i suoi tempi e i suoi capricci, il fiume ha deciso di spostarsi un po’ più in là.
Cosa succede quando l’acqua se ne va? Succede che la natura si riprende tutto con gli interessi.
[Il fiume Tanagro si sposta] ➔ [Rimane il fango fertile] ➔ [Anarchia vegetale totale]
L'antico letto del fiume si è trasformato in una giungla nostrana, un territorio aspro e disordinato che non ha mai visto anima umana intervenire. E meno male.
Il Bosco dei Pagani ha quel fascino nostalgico e un po' dark che ti fa tirare fuori la macchina fotografica ogni tre passi. Non è una bellezza da cartolina, è un'attrazione magnetica:
Alberi infiniti: I tronchi si allungano verso l'alto ricoperti da una fitta coltre di edera, quasi a voler nascondere il cielo.
Laghetti fantasma: Cammini tra acquitrini e specchi d'acqua stagnante, piccoli ricordi del vecchio fiume che spuntano tra l'erba alta.
Zero filtri, zero sentieri: Qui non ci sono staccionate o cartelli "girare a destra". C'è solo l'asprezza di un posto che fa come gli pare.
Non è un luogo per tutti, ed è proprio questo il bello. È un angolo di Campania dimenticato dagli uomini e riconquistato dal bosco, perfetto per chi vuole respirare la natura nella sua versione più cruda e autentica.









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