Di solito passiamo sopra questo ponte senza nemmeno girare la testa. È solo un pezzo di strada in più verso casa. Ma ieri, per curiosità , ho deciso di fermarmi e scendere sotto. Scoprire che, nascosto sotto l'asfalto che percorriamo ogni giorno, c'è un ponte romano costruito dai nostri antenati volceiani, ti cambia la prospettiva.
Sotto il ponte che usiamo oggi, ce n'è un altro, romano, fatto di mattoni che resistono da millenni. La cosa che mi ha colpito di più? Non è un'opera calata dall'alto da qualche imperatore lontano: furono proprio i nostri antenati, i cittadini volceiani, a volerlo. Si tassarono spontaneamente, col decreto del Senato e la guida dei loro Magistrati, perché volevano un'infrastruttura solida per il loro territorio. E ci sono riusciti così bene che ancora oggi, nonostante le piene del fiume e il peso dei secoli, gli archi sono lì, intatti e incorrotti. È affascinante pensare che le pietre che ho sotto i piedi mentre guardo l'acqua siano le stesse su cui camminavano i nostri avi duemila anni fa. Non è solo un vecchio ponte, è la firma orgogliosa di un popolo che non si è mai arreso al tempo."
L'iscrizione: Se ti guardi bene intorno, quel ponte è "parlante": l'antica iscrizione che citava la volontà dei magistrati e il denaro dei cittadini è il vero documento d'identità del posto, un caso raro di trasparenza amministrativa dell'epoca romana.
La tecnica: La differenza di dimensione tra i due archi non è un errore, ma una soluzione ingegneristica precisa per gestire meglio la portata d'acqua del fiume durante le piene, una tecnica che ha salvato il ponte dalla distruzione che invece ha colpito tante altre opere simili.
Il legame con l'acqua: Il Tanagro non è solo uno sfondo, è il "co-autore" del ponte. La maestria degli architetti di Volcei è stata quella di leggere il corso d'acqua e assecondarlo, costruendo un'opera che non cerca di dominare la natura, ma di coesistere con essa.








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