Sono finito a San Martino d’Agri, a pochi chilometri da Armento altro posto bellissimo che ho visitato dopo , e mi sono addentrato lungo il torrente Trigella. Pensavo di trovare il solito posto tranquillo, e invece mi sono ritrovato faccia a faccia con il Mulino "Romano", un vero "mostro" di ingegneria del XVII secolo che fa sembrare i nostri gadget moderni quasi banali.
Cioè, fermiamoci un attimo: niente elettricità, niente motori, solo l’astuzia umana e la forza dell’acqua che decideva di collaborare.
Se dovessimo spiegare brevemente il funzionamento, basterebbe dire: "Abbiamo preso un torrente, lo abbiamo costretto a entrare in un tubo, e lo abbiamo fatto cadere dall'alto con una violenza tale da far girare tutto quello che c'era sotto."
Il Mulino Romano è un complesso polifunzionale che unisce la macinazione dei cereali alla lavorazione della lana. Il meccanismo in foto è una gualchiera, ovvero un impianto che utilizzava la forza dell'acqua
La forza dell acqua scendendo a cascata, faceva muovere la ruote che a sua volta muoveva i pesanti bracci in legno che battevano la lana, rendendo i tessuti più compatti e resistenti.
con i grandi bracci in legno (le "mazze") serviva specificamente per la follatura, ovvero il processo che rendeva il tessuto di lana più compatto e resistente.
Il fatto che il sito conservi sia le torri di aduzione che le ruote idrauliche conferma che si trattava di un vero centro produttivo che sfruttava in modo integrato le risorse del torrente Trigella.
In pratica, quel luogo era l'equivalente di una piccola fabbrica moderna: in un unico posto gestivano sia la parte "alimentare" (macine per il grano) che quella "tessile" (gualchiera per la lana). È proprio questa doppia natura a renderlo un gioiello di archeologia industriale







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