Un giorno come tanti a caccia di cose belle dimenticate (o poco conosciute!) e che sarebbe un peccato non ricordare o vedere! Tra una strada e l’altra mi trovo a Paterno.
Siamo in Basilicata e Paterno è il paese più ricco d’acqua di tutta la Val d’Agri.
Prendo la strada di montagna che mi porta a... beh, in alto. Molto in alto. Si sale dal centro tra tornanti panoramici, punti dove ti fermi solo per dire "WoW" e fare la foto. Siamo a 980 metri s.l.m., dentro al Parco Nazionale dell'Appennino Lucano Val d'Agri-Lagonegrese.
Qui nasce tutto. La Sorgitora. Non è una fontanella carina da cartolina. È la sorgente che alimenta i laghi di Mandrano eMandraniello (Padula in Campania) un luogo che conosciamo bene per visite in stile Urbex in passato, all ex polveriera che si trova propio li, grazie agli inghiottitoi, quei fenomeni di carsismo che vedi lungo il percorso. Rocce calcaree dei Monti della Maddalena, acqua che sbuca dal nulla e che ha deciso di fare la storia.
L’Acquedotto dell’Agri è stata una delle grandi opere di
ingegneria idraulica della Basilicata, voluta in epoca fascista per risolvere
il problema più antico della Lucania. Lavori iniziati tra il 1925-1930, inaugurato
ufficialmente a Scanzano Jonico il 7 luglio 1937. Partiva proprio da qui, dalle
sorgenti ricchissime di Paterno, in Val d'Agri, località Sorgitora, e
sfruttando solo la gravità - senza pompe, roba che oggi neanche la NASA -
faceva 300 km fino allo Jonio.
Alimentava 29 centri tra le province di Potenza e Matera.
110.000 persone che finalmente avevano l’acqua in casa. Prima avevano solo le
cisterne e le preghiere.
L’ascesa finale ti porta allo storico complesso
monumentale dell’Acquedotto di Paterno costruito nel 1937, in pieno periodo
fascista. E non è un rudere buttato lì. È architettura razionalista di
regime, fatta per durare e per farsi vedere. Mattoni, pietra bianca, scritte
cubitali, mappe incise del percorso. A pochi metri c’è anche una fonte con
effige leonina recentemente restaurata, dove è possibile dissetarsi. Sì, il
leone che sputa acqua fresca. Instagrammabile, ma con 90 anni di storia alle
spalle.
Cosa c’è oltre?
- Il Palazzo
dell’Acqua di sotto, che credo servisse come centrale di controllo /
deposito. Quello che oggi sembra una villa abbandonata con l’edera, con
porte in legno massiccio e finestre verdi.
- I serbatoi
gemelli nel bosco, sempre in pietra, con cancello in ferro battuto.
- La mappa
intera DELL AGRI incisa sul muro, con tutti i paesi serviti. Sembra la
tavola di un impero idraulico.
- Il Parco
Fluviale dell’Agri sotto, sentieri, faggi, cerri, biodiversità che
manco immagini.
È visitabile?
Sì, ma non aspettarti biglietto e guida con microfono. È liberamente
accessibile. Parti dal centro di Paterno, strada panoramica, arrivi al
piazzale sterrato e sei lì. L’escursione è consigliata a piedi o in mountain
bike. Scarpe da trekking, acqua (ironico, no?) e vai.
Consiglio cinico da amico: andate al tramonto. Non perché
sono romantico. Perché la luce sui mattoni e sulla pietra bianca a quell’ora è
da National Geographic e non dovete usare filtri. E non c’è nessuno. Zero. Solo
voi, il leone che sputa e 90 anni di ingegneria .








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