Sì, lo so. La gente normale la domenica va al mare a Metaponto o a Marina di Pisticci, io vado a infilarmi nei calanchi con 40 gradi, tra argilla crepata e serpenti, per il mio passatempo preferito: qualcuno lo chiama urbex, qualcuno lo chiama alla ricerca di cas carut io lo chiamo cercare e immortalare testimonianze di un tempo lontano!.
Le strade assolate contornate dai calanchi mi davano l'idea
di essere in un altro posto. E non sto esagerando.
Se chiudi gli occhi - e cerchi di non svenire per il caldo -
giuri di essere in Cappadocia, in Turchia, o nei Badlands del Dakota,
USA. Quelle stesse guglie di argilla bianca solcate, quelle creste affilate
che sembrano scolpite da un bambino arrabbiato. Solo che qui il kebab è
sostituito dal peperone crusco . Eravamo in Basilicata, comunque. Matera,
provincia.
E la ricerca ha iniziato subito a dare i suoi frutti.
Ecco apparire in mezzo ai calanchi una struttura in mattoni con su scritto ACQUEDOTTO DELL'AGRI. Leggermente malmesso, per usare un eufemismo da agente immobiliare, ma che conservava con onore i fasti di un tempo. Un tempo in cui, pensate, anche le strutture funzionali come il deposito di un acquedotto dovevano avere un buon gusto architettonico. Non un cubo di cemento come oggi, ma mattoncini a vista, arco a sesto, cornicione.
Ma cos'era davvero l'Acquedotto dell'Agri? La parte seria
(giuro, tutta verificata)
Per togliermi la curioista' . Ho cercato.
L'Acquedotto dell'Agri è stata una delle grandi opere di
ingegneria idraulica della Basilicata, voluta in epoca fascista per risolvere
il problema più antico della Lucania: non c'è acqua.
I lavori, iniziati intorno al 1925-1930, furono
completati e l'acquedotto venne inaugurato ufficialmente a Scanzano Jonico
il 7 luglio 1937.
L'opera partiva dalle sorgenti ricchissime di Paterno, in
Val d'Agri, località Sorgitora, dove nasce il fiume Agri, il più ricco
d'acqua della regione. Da lì, sfruttando la sola forza di gravità - senza
pompe, roba che oggi neanche la NASA - l'acqua faceva 300 chilometri di
condotte, con una portata che all'epoca era di circa 7.300 metri cubi al
giorno, poi salita fino a 7.500-9.000 mc al giorno.
Serviva, all'inizio, 22 centri della provincia di Matera
- tra cui Stigliano, Grassano, Pomarico, Montescaglioso, Ferrandina, Pisticci,
Bernalda e Montalbano Ionico - più una decina in provincia di Potenza, per un
totale di circa 110.000 abitanti, poi saliti a 25-27 comuni.
Lungo il percorso c'erano 34 serbatoi: 8 interrati,
18 seminterrati, 2 gallerie sotterranee, 1 pensile e 5 sopraelevati. Che ovviamente cerchero' di scovare !
E qui viene il bello: i serbatoi di accumulo, in alcuni
casi, presero il posto delle antiche fortificazioni dei centri storici.
Come a Pisticci e Montescaglioso, dove vennero distrutte le vecchie torri e al
loro posto sorsero le torri idriche in stile neo-gotico, oppure a Craco dove il
serbatoio fu inserito nella fortificazione medievale.
Avete capito? Hanno buttato giù parte di un castello per farci una cisterna. Solo in Italia.
Mentre stavo lì a contemplare il rudere di mattoni tra i
calanchi, passa una santa anima del posto - classico signore con cappello
- che mi illumina: "Ah, quello? È roba dell'Acquedotto dell'Agri. Ma se
vuoi vedere una cosa interessante, devi andare su a Pisticci, a
Terravecchia".
Detto, fatto. Non è stato difficile trovarlo.
Nel centro storico di Pisticci (provincia di Matera),
precisamente nell'area di Terravecchia, dove sorgeva l'antico castello
normanno-svevo, c'è lui: il Serbatoio Pensile, Acquedotto dell'Agri -
Pisticci, 1934.
Lì lo chiamano semplicemente "il Torrione
dell'acquedotto". È di epoca fascista, un serbatoio costruito nel 1930
per il fabbisogno idrico del paese, con adiacente un altro serbatoio più
piccolo di asservimento a Montalbano Ionico. Una torre cilindrica enorme, con
su scritto a lettere cubitali ACQUEDOTTO DELL'AGRI SERBATOIO PENSILE.
Impossibile non vederla.
Inutile dire che Pisticci, la città bianca lucana, è
bellissima in ogni singola parte. Il Rione Dirupo con le sue casedde
bianche tutte uguali, il panorama sui calanchi... vi invito ad accertarvene
guardando il nostro articolo con foto di qualche anno fa che trovate qui sul
blog. Se non ci siete mai stati, andateci. Ma con scarpe decenti.
Pisticci Foto Gallery e articolo>>>>
Oggi, tra i calanchi, trovi di tutto di quell'acquedotto
abbandonato: i depositi in mattoni come quello che ho trovato io, semi-crollati
e mangiati dai rovi, i cippi terminali come quello famoso di Scanzano Jonico
dove c'è scritto "Ave aqua, fons vitae, morbis inimic", il Palazzo
dell'Acquedotto a Paterno in stile razionalista. presto online con foto e descrizioni
Sono strutture che nessuno segnala, ma che raccontano quando anche portare l'acqua era un'architettura di regime, fatta per durare e per farsi vedere.
INFO UTILI PER CHI VUOLE ANDARCI:
Dove: Calanchi di Pisticci (MT), Basilicata.
Coordinate serbatoi sparsi: cercate "Calanchi Pisticci" su Maps e poi
seguite le tracce sterrate.
Serbatoio Pensile: Pisticci centro, Rione Terravecchia, vicino Chiesa
Madre.
Consiglio: Andate al tramonto. La luce sui mattoni rossi è da National
Geographic. No, non scherzo.








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