Sono salito verso la Chiesa di San Domenico, quella che sta lassù, aggrappata al monte, quasi a voler fare la guardia ai resti del vecchio castello. Arrivato in cima, la prima cosa che ho notato è che non c'è traccia di quella pesantezza tipica dei posti "storici" polverosi.
La chiesa non è nata "per caso". Sorgeva proprio accanto al castello medievale, sulla cima del monte. Era una sorta di avamposto spirituale, parte integrante di quel complesso difensivo. Anzi, è quasi certo che per costruirla siano state "cannibalizzate" le pietre delle mura del castello stesso: un riciclo edilizio molto comune all'epoca.
Oltre al culto, era un punto di riferimento per la comunità del borgo che viveva attorno al fortilizio. Essendo vicina al castello, è probabile che avesse anche una funzione di cappella gentilizia o di luogo di sepoltura privilegiato per nobili (come dimostra la presenza del sepolcro della principessa Maria Cristina Carafa, andato perduto nel 1980) e confraternite.
Le stime la collocano intorno al XIII secolo (il 1200). È un edificio molto antico, nato in un’epoca in cui la vita a Chiusano si svolgeva prevalentemente "in alto", intorno alla rocca.
Mi sono guardato intorno. Il terremoto dell'80 qui ha picchiato duro, portandosi via altari, tele e lapidi di nobili locali, ma sulle pareti laterali della chiesa sono rimasti quei dipinti che sembrano guardarti. C’è qualcosa di viscerale, di crudo, che ti ricorda che non sei in un salotto, ma in un luogo che ha visto passare secoli di vita (e di morte).
E poi, mentre camminavo tra i resti, un anziano del posto mi ha raccontato la storia di quella donna sepolta viva nei sotterranei.
Non so se sia leggenda o storia, ma ti giuro che quando me l'ha raccontata – di lei che si sveglia nel buio, di quegli stracci arrotolati a corona sulla testa usati per fare leva contro la lastra di pietra – mi è venuto un brivido lungo la schiena. Quando hanno riaperto quella tomba anni dopo, hanno trovato proprio lo scheletro in quella posizione. Pensare a quella disperazione, lì sotto, in silenzio, mi ha fatto vedere il panorama intorno in modo completamente diverso.
Non è un posto per chi vuole solo il selfie da postare. È un posto dove ti siedi, lasci che il vento ti soffi in faccia e provi a immaginare chi, secoli fa, ha lottato, pregato e sofferto proprio sotto i tuoi piedi.





Social Plugin