Il legame tra la comunità e questo luogo è suggellato da una leggenda antica e poetica. Si narra che la statua del Santo non sia stata portata qui dall'uomo, ma ritrovata miracolosamente all'interno del tronco cavo di una quercia secolare.
Questo evento fu interpretato dai fedeli come la volontà esplicita di Sant'Onofrio di abitare quei boschi, portando alla costruzione del sacello proprio accanto ai grandi alberi che ancora oggi sembrano abbracciare e proteggere la struttura.
La facciata, di una semplicità disarmante ma elegante, presenta un'iscrizione latina che ne ricorda la fondazione o il restauro ad opera di Joannes de Juva.
L'esterno: Caratterizzato da un campanile a vela che svetta contro il cielo lucano e un portale sormontato da un oculo decorato con motivi geometrici pastello.
L'interno: Oggi l'interno appare ferito dal tempo, con il soffitto scoperchiato che lascia intravedere le travi in legno e il cielo, creando un'atmosfera di "rovina romantica" e malinconica bellezza. Le pareti azzurre incorniciano ancora l'altare, dove una nicchia ocra sembra attendere la luce del crepuscolo.
Storicamente, la struttura era legata alla famiglia Costanza, che gestiva l'area come parte di una masseria agricola dipendente dal monastero del Sagittario.




Social Plugin