Così, quasi per caso, mi sono trovato a Rapone, uno
dei borghi più piccoli e più alti della Basilicata.
E lì, in una curva, questo villaggio con queste strane
casette.
Mi sembrava di essere in un altro posto. Erano così strane
nella forma, sembrava di essere catapultato in un villaggio nordico, in
Norvegia o in Svezia. Casette a forma di diamante, spioventi, con il tetto che
tocca quasi terra, tutte uguali, allineate lungo una stradina silenziosa.
Sembrava un set cinematografico abbandonato, un villaggio delle fiabe
scandinave piantato per sbaglio tra i boschi dell'Appennino Lucano.
Da un'attenta visione, e parlando con qualcuno del posto,
posso dire che secondo me si tratta di uno di quei villaggi post-terremoto
dell'80. Queste case che sembrano un villaggio nordico sono in realtà i prefabbricati
leggeri arrivati dopo il sisma del 23 novembre 1980, quello che devastò
Irpinia e Basilicata causando 280mila sfollati.
Quella che doveva essere una soluzione provvisoria - 26mila
prefabbricati montati in fretta per dare un tetto a chi aveva perso tutto - in
molti paesi è diventata permanente. A Rapone, come a Potenza nel quartiere
Bucaletto, queste casette non sono mai state smantellate. Fino a poco tempo fa
ospitavano ancora i vecchi prefabbricati del terremoto dell'Ottanta.
E così, quello che era nato come emergenza, oggi è diventato
una cosa stranamente poetica. Un piccolo villaggio nordico nel cuore del Sud. semi Abbandonato, un po' scrostato, con le persiane di legno chiuse e l'erba che
cresce, ma con un fascino incredibile.
Sono i luoghi che amo di più. Quelli che non trovi sulle
guide, ma che ti raccontano una storia di resilienza.
Tu le avevi mai viste?



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