Essere innamorati del proprio territorio significa anche
questo: catturare il bello nascosto, così d'un tratto, sulla strada, mi appare
quello che sembra un bellissimo castello in pietra, immediatamente mi avvicino
per fotografarlo, impossibile resistere.
Ma dopo una breve analisi mi accorgo che non è un castello e
nemmeno una torre di avvistamento... ma una CALCARA.
Siamo a Recogliano, Montella (AV) e questa che vi mostro è la Calcara di Recogliano (l'antica fornace in pietra usata per produrre la calce cuocendo le rocce calcaree), uno dei gioielli di archeologia industriale più affascinanti dell'Alta Irpinia, incastonata nel Parco dei Monti Picentini.
A COSA SERVIVA?
Prima dell'arrivo del cemento, questa era l'oro bianco della montagna. Serviva
a produrre la calce. La calce viva ottenuta qui è stata usata per secoli per
costruire le case in pietra di Montella, i muretti a secco, le chiese, le malte
per intonacare. Senza questa fornace, Montella non esisterebbe come la vediamo
oggi.
DI QUANDO È?
Non esiste una data certa incisa sulla pietra, ma le calcare come questa di
Recogliano risalgono tra la fine dell'800 e i primi del '900. È
costruita interamente in pietra calcarea locale, a forma troncoconica,
addossata alla roccia. È rimasta attiva fino agli anni '60, quando il cemento
ha soppiantato la calce.
COME FUNZIONAVA? IL CICLO DELLA CALCE ERA MAGIA PURA
- Si
caricava dall'alto: strati alternati di pietra calcarea estratta dalla
stessa cava accanto e legna da ardere, fascine e ciocchi.
- Si
chiudeva la bocca inferiore e si accendeva il fuoco. La cottura durava 3-4
giorni e notti senza sosta, a circa 900°C.
- I
maestri calcarari capivano che era pronta dal colore della fiamma e
dal "respiro" della fornace.
- Le
pietre cotte diventavano calce viva, venivano frantumate e poi
"spente" in vasche piene d'acqua. Da lì nasceva il grassello, la
malta che teneva in piedi un intero paese.
Un lavoro durissimo, fatto di fuoco, fumo e notti insonni
intorno alla fornace.
Oggi è un rudere bellissimo che la natura si sta
riprendendo, con l'edera e i fiori selvatici. Ma è la nostra storia. È il
nostro castello. Non di re e regine, ma di uomini che con le mani hanno
costruito la montagna.
Le calcare come quella di Recogliano in tutta l'area dei
Monti Picentini e del Terminio-Cervialto sono rimaste attive fino alla fine
degli anni '60, in alcuni casi fino ai primissimi anni '70.
Perché proprio allora?
- Arriva
il cemento industriale: Negli anni '60 il cemento Portland prodotto
industrialmente diventa economico e soppianta completamente la calce aerea
prodotta artigianalmente. Non conveniva più fare 4 giorni di fuoco per
pochi quintali di calce.
- Spopolamento
della montagna: Chi faceva il mestiere durissimo del calcararo
emigra o trova lavoro in fabbrica.
- Normative:
Le calcare a cielo aperto vengono progressivamente abbandonate per motivi
di sicurezza e ambientali.
Se passate per Recogliano, fermatevi. Guardatela dal basso.
Vi sembrerà davvero un castello.



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