Fuori ci sono 32 gradi, l'asfalto frigge, tutti al mare a
fare ad arrostirsi al sole!.
Io? Io essendo un personaggino anormale - e lo dico con
orgoglio - mi annoio. E sapete cosa fa una persona anormale quando si annoia?
Non va al bar. Non accende la TV che ha abolito da tempo immemore.
Parte. A caccia di cas carut.
Case di campagna, dimore signorili scrostate, taverne con la
volta in pietra, case coloniche, masserie, pagliari, stalle... chiamatele come
volete. Per me sono tutte macchine del tempo. Ognuna racconta una storia.
Ognuna ha sudato.
E oggi ne ho trovata una purtroppo semi caduta.
Siamo nelle campagne del salernitano tra gli uliveti, pietra su pietra, due piani belli pieni, non la capannuccia del pastore.
Al piano terra , le stalle. Il fieno davanti all'ingresso, e' ancora lì,
quello che resta dell'ultimo inverno. Lì sotto
dormivano gli animali, e il calore degli animali scaldava le stanze di sopra.
Era il riscaldamento a biomassa di una volta, altro che pompa di calore.
Al secondo piano - le stanze. E qui capisci che non era una
famiglia di morti di fame. Questa era una famiglia mediamente benestante, di
quelle che avevano la terra, gli ulivi secolari che vedete ancora intorno,
forse qualche vigna ecologico e gratis.
Da cosa intuisco che era di persone mediamente benestanti? Primo: è grande. Non sono due stanzette, è una casa lunga, con i muri spessi circa 70 cm in pietra calcarea locale e mattoni di recupero. Secondo: la porta è in legno massello dipinta di verde, con lo stipite in pietra lavorata, non un telo. Terzo: aveva il forno davanti all'ingresso (ornai del tutto caduto) e due livelli distinti - stalla sotto, abitazione sopra - che è la classica architettura rurale della Basilicata e dell'alta Valle del Sele tra fine '800 e anni '30. La casa del massaro, del colono che ce l'aveva fatta.
Io le cas carut non le fotografo e basta. Le salvo.
Almeno con uno scatto decente.
Perché ogni pietra è un contratto di fatica che qualcuno ha
firmato per noi.
Alla prossima caccia. .







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